Iran. Comparare il fondamentalismo alla democrazia.


Tehran International Book fair Se l’addetto culturale italiano in Iran compara il fondamentalismo alla democrazia.

Secondo quanto riporta la stampa iraniana, parlando della Fiera del Libro di Teheran, l’attache’ culturale italiano Carlo Cereti avrebbe affermato che “ci sono diverse similarità tra la Fiera del Libro di Teheran e quella di Torino”, elogiando il fatto che l’Italia è uno degli “special guest” della Fiera (la Fiera è stata inaugurata il 4 maggio scorso e durerà sino al 14 Maggio).

Ora: sappiamo che l’addetto culturale di qualsiasi Paese ha il dovere di creare ponti, ma ci sono ugualmente dei nodi davvero problematici alle affermazioni del rappresentante italiano. Elogiare una Fiera del Libro va sempre bene, ma addirittura paragonarla a quella di un Paese democratico come l’Italia, sembra davvero eccessivo.

Come noto, infatti, l’Iran mantiene una stretta censura in ogni ambito culturale. Nonostante l’articolo 24 della Costituzione iraniana – che garantisce la libera espressione e diritto di libera pubblicazione come principio cardine dell’Islam – nella pratica la Fiera del Libro di Teheran è stata sempre soggetta ad uno stretto controllo da parte del regime.

Nel 2010, ad esempio, il Supremo Consiglio per la Rivoluzione Culturale, organo che opera sotto il controllo della Guida Suprema Ali Khamenei, ha approvato un documento di 16 articoli, che prevede la censura per i libri che criticano la religione, il sistema politico e l’establishment della Repubblica Islamica. Concretamente, solamente il Ministero della Cultura e della Guida Islamica, ha il potere di decidere quale testo può essere pubblicato e quale deve essere bandito in Iran.

Il risultato del Documento del 2010 è stato deleterio: il processo per la pubblicazione di un libro in Iran è diventato molto lento, considerando che il Ministero della Cultura non ha abbastanza “censori” per controllare approfonditamente le oltre 60,000 pubblicazione annualmente proposte.

Khamenei stesso si è direttamente espresso a favore di una stretta censura, sottolineando come “gli errori culturali non sono facilmente riparabili”. In altre parole, eccessive aperture possono portare a conseguenze impreviste per la stessa Repubblica Islamica.

Il Professor Cereti non è nuovo a uscite elogiative dell’Iran. Nel maggio scorso, in occasione della precedente Fiera del Libro di Teheran, il diplomatico italiano definì quella iraniana, “una cultura di moderazione, che media tra Asia e Mediterraneo”. Anche in quell’occasione, l’attache’ culturale non espresse nessuna condanna per il sistema di censura iraniano e per le sue drammatiche conseguenze, tra cui l’arresto di numerosi intellettuali, scrittori, artisti e poeti. Qui, ricordiamo unicamente il caso della poetessa Hila Sedighi, arrestata dal regime il 7 gennaio

2016 e trasportata, come da lei stessa raccontato, in una gabbia sino alla prigione di Shapour (in pieno stile Isis…).

Fonti

http://www.irna.ir/en/News/82062860/ http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/05/iran-book-fair-book-censorship-rouhani.html

http://www.roozonline.com/persian/news/newsitem/article/br-fd61cb967a.html

http://www.ibna.ir/en/doc/longint/222528/iranian-culture-is-a-of-moderation

https://www.gaiaitalia.com/2016/01/19/i-ragazzi-di-tehran-rouhani-arriva-in-italia-due-poeti-scappano-dalliran/

https://www.facebook.com/hila.seddighi/photos/a.151870378209167.33849.151854684877403/1059184877477708/?type=3&theater

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