News – Io vedova bianca di Nassiriya sempre estromessa – Adele Parrillo su L’Unità


L’onore ai caduti e l’ipocrisia del potere. E’accaduto di nuovo. A Roma,lo scorso venerdì 12 novembre, nel settimo anniversario della strage di Nassiriya in cui morirono 19 italiani, sono stati inaugurati ben due monumenti in onore di quei caduti.

Nel piazzale antistante la sede della Regione, la governatrice Renata Polverini ha scoperto una stele raffigurante due soldati. Poi, al Belvedere Caffarelli in Campidoglio, il sindaco Gianni Alemanno e il ministro Ignazio La Russa hanno inaugurato un monumento a tutti i caduti nelle missioni di “pace”.Erano presenti, invitati dalle istituzioni, 230familiari. Duecentotrenta familiari eccetto io: Adele Parrillo, la compagna del regista caduto a Nassiriya Stefano Rolla. Era il 12novembre 2005quando con gli altri familiari mi presentai all’ennesima cerimonia di commemorazione al Vittoriano. Per impedirmi di entrare, fui letteralmente trascinata via sui sampietrini romani da tre agenti in borghese. Solo perché non avevo “la scartoffia giusta da presentare al piantone”, scrisse in un editoriale Michele Serra. Per quella discriminazione, ho presentato Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Io, colpita al cuore e nella dignità ogni volta che un funzionario dice che il mio nome”non è nella lista del cerimoniale”, l’elenco del Ministero della Difesa dove sono elencati i parenti dei caduti, i cosiddetti “aventi diritto”. In quella lista io non figuro mai, perché per la legge non sono parente. Ma io non chiedo assegnazioni economiche, per quelle sono stata costretta a fare causa allo Stato.

Sono anni che chiedo semplicemente di essere invitata a condividere assieme alle altre vedove il mio dolore. Ma per me questo diritto non c’è mai. Io, vedova di guerra – perché nonostante la filantropica locuzione “missione di pace” quella era una guerra – non sono stata invitata né ai funerali di Stato, né alle infinite commemorazioni successive. Ogni volta, con caparbia determinazione, mi sono presentata come una ragazzina “imbucata” di nascosto a una tragica festa. Commemorare un caduto, lasciando fuori dalla porta colei con la quale condivideva la sua vita, è un abominio.

Dalle istituzioni non ho mai avuto solidarietà. Poi improvvisamente, il 12 novembre di due anni fa, il neo-ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva interrotto la perversa consuetudine ed il mio nome era stata inserito nella lista del cerimoniale. Ora chiedo: cosa è successo per farvi revocare quel diritto? Lo chiedo al ministro La Russa, come pure al sindaco Alemanno e alla governatrice Polverini. In queste occasioni ci si riempie sempre la bocca di Pace e Giustizia. Ma la capacità umana di creare un universo di pace e giustizia fallisce miseramente dinanzi alla burocratizzazione di una commemorazione a uomini che si vogliono onorare. Di quale onore parliamo signori?

di Adele Parrillo (vedova di Stefano Rolla) – L’Unità 29 Novembre 2010

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